Libro caffè

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Per chi volesse partecipare, ricordiamo che la data del nostro prossimo appuramento  è giovedì 1 febbraio alle ore 20.30 presso Casa Moro, il titolo del libro è: La masseria delle allodole, di Antonia Arslan.

Autore

Antonia Arslan di origine armena nasce  nel 1938 a Padova, è saggista e scrittrice.  La masseria delle allodole è il suo primo romanzo con il quale nel 2004 vince il Premio Stresa. Opera che è stata poi portata nello schermo dai fratelli Taviani. Alcuni suoi  romanzi sono: La strada di Smirne, Il rumore delle perle di legno...

Trama

 Ispirato  dai ricordi familiari, il libro è un racconto della tragedia di un popolo e la struggente nostalgia per una terra perduta La  masseria delle allodole  casa sulle colline dell’Anatolia dove, nel 1915 all’inizio dello sterminio degli ameni da parte dei turchi, i maschi della famiglia vengono trucidati...

Feedback  del 7 dicembre 2017

Uno scrittore scandinavo Bjork Lasso e un porto nel Mar Baltico  il paesaggio per l’opera scelta dal gruppo di lettura: “I poeti morti non scrivono romanzi gialli”. Un  classico giallo, anzi, due gialli sovrapposti ,e una soluzione semplice –  hanno riconosciuto tutti  l’assassino con un  tocco finale  a sorpresa  triste. Questo romanzo  sottotitolato “una specie di giallo”è  anche  altro; vuole, ironizzando il grande successo commerciale del nordico filone noir,   parlare di letteratura e soprattutto di poesia. Insolito luogo per decantarne le virtù, le importanti verità  che  essa schiude; lavorio incessante e  necessario che aiuta  all’umano  il conoscersi e cercare così di  viverne l’essenza. Ma  tantissimi altri spunti  di riflessione si offrono poi ai lettori  infilati tra le  pagine e parole di  generi letterari diversi.

La trama: Jan Y.Nilsson è un bravo poeta alieno ai compromessi e sempre fedele al desiderio sincero di esprimere la realtà nel canto poetico; egli sente di dover acconsentire per riconoscenza - venendo meno a sé stesso-  alla richiesta fattagli dal suo editore di scrivere un romanzo giallo, poiché questi stimandone la bravura  ha sempre pubblicato le  sue opere di scarso profitto economico. Incoraggiato anche da una forte indignazione-  sensibile com’è all’etica sociale che gli fa sentire  il dovere di denunciare -ha accuratamente documentato  il malaffare  che si è  ramificato  nel suo Paese. Siamo a poche pagine dalla conclusione di “Gli uomini che odiano i ricchi”e l’editore - una bottiglia di champagne e il contratto da firmare in tasca – sta arrivando alla casa-barca del poeta ma quando entra,  lo trova appeso ad una fune; benché scioccato e sinceramente dispiaciuto non si perita - prima di avvisare la polizia  di  apporre lui  la falsa firma del poeta  nel  contratto milionario. Sì, lo champagne questo doveva festeggiare.  Il romanzo  era stato anticipatamente e profumatamente venduto  a diversi editori europei. Dell’indagine di questo suicidio è incaricato  il commissario portuale e poeta dilettante  Barck  il quale argutamente comprende che lì c’è stato un omicidio il cui movente sta  nel contenuto del romanzo del quale si vuole  impedire la pubblicazione. Il commissario, dalle pagine di quel giallo arriva a un sospettato in carne e ossa il quale però ha  un alibi e così  le indagini si arenano. Viene poi ucciso  anche  l ’editore   che non aveva dato importanza  alle minacce di morte ricevute  per impedire quella pubblicazione.  Solo al ritorno di un testimone si avranno degli indizi  –sembra sia stata vista una donna e una macchina-  che condurrà  il nostro    commissario a  cambiare  prospettiva portandolo    a calarsi  psicologicamente nei  panni di “Tina”, la straziata  musa  del poeta,  venendo così a intuire le egoistiche vere  motivazioni che l’hanno portata a uccidere. Purtroppo però Barck non farà in  tempo a  impedirne l’ultimo omicidio.

Un testo dalla scrittura fluida, buone riflessioni sulla poesia , belle le descrizioni del porto, la figura del commissario ben delineata,  gli altri personaggi descritti con buona psicologia anche se la struttura del giallo non li rende completi.  Il libro è stato letto volentieri  ma non molti hanno provato  emozioni,  sentite invece  nella  lettura di alcune belle poesie   prese a prestito dall’autore.

I personaggi positivi sono  il poeta Jan, uomo riconoscente e onesto che  anche nel ruolo di romanziere  rimane coerente  alla  ricerca di verità nel reale,  poi  Abel lo scaricatore portuale disponibile, quello del lavoro ben fatto con cui si  “mantiene la propria dignità” e dalla retta opinione  “ non è letteratura quella asservita ai gusti del pubblico” . Un punto nero d’egoismo intorpidisce tutti gli altri. C’è anche nel  commissario Back, buon  marito e acuto  fautore di  regole matrimoniali salvatrici  della giusta affettività, la necessaria autonomia; idealista giovanile e  ora scettico onest uomo che scrive di poesia  ed è convinto di essere diventato per tal motivo un poliziotto migliore grazie a quel  pensiero laterale intuitivo che “vede collegamenti che altrimenti sarebbero stati invisibili” e  porta a buoni frutti. L’ Ego, infatti, c’è, è quello  che  coglie in quest’incarico anche l’opportunità personale - la  possibile pubblicazione della sua raccolta poetica   tramite l’editore Petterson. Anche Petterson è un  brav’uomo, una vita interamente dedicata al lavoro, pubblica le buone opere anche in perdita  pareggiando   con il profitto dei  bestseller, ma è travolto dall’idea del successo di questo romanzo arriva a commettere reati come falsificare il contratto e senza rivelarlo far  terminare il romanzo da un altro scrittore . Anders è l’affermato scrittore di “gialli” , amico  vero del poeta,   innamorato sinceramente di Tina, è reso vile dalla paura di perderla e  rimanda continuamente di svelare che  lui ha portato a termine il romanzo, quello  che lei non avrebbe mai voluto che il poeta scrivesse. C’è anche il personaggio Neils, l’ assassino del giallo nel romanzo,  l’operaio che uccide per un senso di  giustizia sociale  salvo il rendersi conto poi dell’inutilità del suo gesto: il  mondo resta uguale mentre lui   resta beffato dal rimorso. Ma è Tina la figura più interessante qualcuno l’ha definita la stalker nascosta, musa non amata  ma capace di rendersi al poeta, necessaria come  sostegno affettivo ed economico la cui critica apprezzata. Ora,  benché sofferente per la   tragica morte di Jan  sembri rinascere perché ha ereditato l’incarico  di curatrice di tutta la sua opera poetica, felice di salvaguardare quella poesia per i posteri come  si augurava il post-it- trovato nella barca e in realtà scritto da lei-i “il mio più bel ricordo sarà la mia morte” .Per questo lei l’ha  ucciso,- conservarne la  fama  incontaminata, questo amava in lui ossessivamente, amore  per la poesia che da lui emanava   sebbene la realtà più profonda  sia diversa: lei lo ha ucciso per egoismo, lui l’ha tradita e lei avrebbe perso il suo ruolo. Temeva   il futuro successo del  romanzo, Jan non avrebbe più avuto bisogno di lei  si sarebbe allontanato  privando lei del suo senso della vita. Tina usa gli altri per i suoi bisogni, non ama,  lo fa anche  con  Anders  lo usa per avere quel figlio che gli sembra  possa risarcire delle vite che ha tolto, solo così potrà continuare a vivere.

Tutto è travisato perché  non è questo il vero rapporto tra la vita e l’arte. Vita  del mondo che cela misteri e arte  che, se pur a volte è “criptata”  alle nostre logiche capacità ,suscita emozione  e noi   sentiamo essenze  svelate. E’ un testo questo  che indaga la natura  della poesia riconoscendo in essa  qualcosa di prezioso che  può cambiare una vita, dispiace però  che nel silenzio ora della parola scritta abbia perso il suo antico canto quello che  ad alta voce trafigge.

Accesa e divertita la discussione nel dibattito riguardante la  Svezia  -ai nostri occhi,  prima, considerata il vero paese dallo   stato sociale  solidale ed etico –  poiché si sono scoperte in essa  le stesse orribili pecche  che affligono il Nostro. La globalizzazione del malcostume ,del potere della finanza con i suoi intrallazzi e segreti, i paradisi fiscali, gli stipendi esorbitanti e ingiustificabili  dei Manager, le fabbriche dislocate nel terzo mondo e il conseguente licenziamento degli operai, gli aiuti alle Banche sostenute da “perdite statalizzate” che salvaguardano i guadagni privatizzati e  l’enorme divario  tra il reddito da lavoro e il reddito da capitale che ha portato nuovamente la grande ingiustizia sociale. Tuttavia siamo rimasti convinti  che la Svezia sia un paese democratico migliore del nostro, anche se qualcuno tra noi ha  combattivamente   affermato di non esserne  assolutamente d’accordo. Interessati anche  le considerazioni riguardanti l’editoria, ora e voracemente interessata al profitto a discapito dei libri di qualità  questi spesso soppiantati  da testi banali  molto  ben reclamizzati  dai   media interessati.  Concordi anche nel sentirsi  offensivamente manipolati da quei giornalisti che informano senza l’onestà  di verificare la concretezza, dei dati che vanno a  pubblicare e per le loro  “campagne mediatiche  senza più il senso delle proporzioni, ormai la drammatizzazione della realtà sembra diventata una pandemia". E altro  irritante, penoso  squallore  si trova  nel padre di Jan il poeta, così religiosamente ottuso da diventare crudele nel disconoscere quel figlio che sceglie di vivere nella scrittura per poi ereditarne i  milioni e la fama alla sua morte.

L’autore in questo “giallo” ha mostrato un mondo che conosciamo nella sua umanità degradata venendoci però a suggerire che proprio dalla letteratura può arrivare un aiuto. Essa fa nascere domande sul come si possa evitare questa disumanità, ci invita a soffermarci per ricordare come e cosa è un vero essere umano.

 

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Il Centro per la famiglia “Casa Moro” è un'iniziativa realizzata
con il contributo della Regione del Veneto Assessorato alle Politiche sociali, Volontariato e Non profit
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