Libro caffè

Libro caffè

Per chi volesse partecipare, ricordiamo che la data del nostro prossimo appuntamento è giovedì 8 maggio alle ore 20.30 presso Casa Moro; il libro adottato è Zia Mame di Patrick Dennis.

 

Autore

Patrick Dennis e uno degli pseudonimi di Edward Everett Tanner, scrittore statunitense (1921-1976). .Alcuni suoi libri sono considerati piccoli capolavori della letteratura comica americana; Zia Mame, tuttora il suo libro più noto, uscì nel 1955 ed ebbe subito un grandissimo successo editoriale.

 

Trama

Siamo negli anni Venti e un ragazzino di 11 anni, rimasto orfano, verrà affidato a una zia che non conosce. Zia Mame una donna effervescente dall'umorismo feroce, imprevedibile, anticipatrice di mode.

Egli resterà con lei e la seguirà per trent'anni.

 

Feed back del 3 aprile 2014

Giovedì 6 maggio il gruppo di lettura è entrato in una storia lontana ed in un' interiorità vicina; presentato, infatti, da una grande estimatrice (che ne confessa le reiterate letture): Memorie di Adriano, libro di rara bellezza della grande scrittrice Marguerite Yourcenar. Quest'opera, sostenuta da un linguaggio colto e lirico ove i paesaggi prendono corpo entro accattivanti metafore poetiche, ingloba in sé umanità e sapienza a raccontarci con equilibrio perfetto la Storia e un' individuale esperienza umana. Qualcuno di noi ci informa che, pur confermandone tutti i meriti, lo ha sentito più testo scolastico che romanzo altri invece che la troppa erudizione nelle sue pagine non rende facile l'approccio a molti; inoltre, si è giustamente rilevato che per intenderlo appieno forse dovremmo aver già raggiunto l'età dei nostri primi bilanci esistenziali. Il libro racconta, infatti, l'esperienza di una vita: quella di Adriano, uomo e imperatore. Già dalle prime pagine si resta colpiti dalla lucida consapevolezza che lo permea. Ad accoglierci sono le autentiche parole di Adriano: "Piccola anima smarrita..." le stesse che poi ne scandiscono la fine. Una lunga lettera confessione a ripercorrere una vita che cerca la sua Itaca, avvicinandosi e allontanandosi alle tre linee sinuose, che per la Yourcenar corrispondono a ciò che un uomo ha creduto d'essere, a ciò che ha voluto essere, a ciò che è stato. Ma seguiamoLa ancora in quei Taccuini d'appunti, messi in nota al testo, nelle parole di Flaubert che lei trascrive perché possono aiutare a comprendere quest'uomo libero, capace di essere sé stesso: " Quando gli dei non c'erano più e Cristo non c'era ancora c'è stato un unico momento in cui è esistito l'uomo solo".

Incontriamo subito un uomo stanco e malato, chiuso ormai in un corpo dalle " stanze dismesse", non fermo però nel rimpianto di antichi piaceri poiché egli avendoli conosciuti non li ha completamente perduti e empaticamente talvolta riesce a recuperarli. Restiamo poi stupiti dell'uso della volontà, la sua capacità d'assentire, il suo sentirsi il "più libero e allo stesso tempo più sottomesso degli altri uomini", una volontà che vuole assecondare il destino , egli obbedisce ma è lui a volerlo!! E continuiamo a spizzichi e a balzi le nostre impressioni. Ci siamo chiesti del rapporto di Adriano con il mondo delle donne: per esse fu favorevole legislatore ma nessuna fu da lui completamente amata; belle e frivole amanti ma della cui bellezza si accorge solo in un attimo di disarmante autenticità. La moglie Sabina è un gradino usato solo per avvicinarsi al potere, questa matrona fredda e severa solo una volta nella vita rivela di quant'odio la sofferenza l'abbia intrisa. Ma è solo Plotina, sostenitrice e complice della sua ascesa all'impero, l'unica donna, l'unica vera relazione della sua vita, una relazione paritaria d'amicizia e amore spirituale. Essi sono legati dalla stessa visione del mondo quasi a sentirsi un'anima sola, ma non è amore carnale, quella passione è per Antinoo e scaturisce dalla bellezza perfetta di quelle forme. Dobbiamo ricordare che Adriano " pensa e vive da greco", e l'amore in Grecia è la bellezza e chi la incarna, non importa il genere sessuale ma solo i ruoli all'interno di esso, quello attivo maschile del più anziano e quello passivo femminile dell'efebo. Dunque non paritari. E Adriano, che pur aveva intuito nell'amore "una forma di iniziazione ove il segreto e il sacro si incontrano", lui attento osservatore, non coglie il dramma nelle lacrime di Antinoo il quale vuol sì fare sacrificio e dono di se, inglobandosi al Genio dell'imperatore. ma non solo questo: v' è la disperazione di un amore adolescenziale e assoluto che pensa di perdersi con l'arrivo della peluria d'una giovinezza matura. Seguiranno invece al dono dubbi, dolore, un immenso rimpianto e una tenue speranza.

Ma Adriano è soprattutto l'imperatore che fa della bellezza lo scopo della sua vita, per tal scopo ha voluto e perseguito con costanza il potere perché lui, dalle idee chiare (le parole greche), sa che il potere gli darà la libertà, come servitore dello Stato, di portare ordine, giustizia, sicurezza e bellezza in tutto l'Impero Romano. Egli crede nella positività della pace, cambia quindi la politica espansionistica di Traiano, restringe i confini di quell'Impero troppo vasto, non sfrutta le Province ma si muove tra esse in interminabili e costruttivi viaggi, legifera, organizza , edifica. Queste sono le parole che egli fa incidere sulle sue monete: Umanità Felicità Libertà perché é questo che egli vuole nel suo mondo. Vuole coniugare i due aspetti che lo animano, lo spirito greco dagli eccelsi pensieri e la forza fattiva del concreto pragmatismo romano. C'è anche un altro aspetto positivo in Adriano: ama l'esotico, è aperto al diverso, perciò a suo agio ovunque. Quando raggiunge i quarant' anni, si sente un dio, ha raggiunto l'acme per il suo mondo e per sé stesso. Età aurea, questa per lui, di un dio però tutto umano.

Ci sono comunque aspetti non limpidi nell' esistenza di questo imperatore: la dubbia adozione di Traiano, come consolida ad inizio Impero la sua investitura (l'uccisione dei quattro consolari), la sentenza di morte per il cognato e nipote sentita come un regolamento di conti, l'adozione di un favorito a succedergli (fortunatamente questi morirà prematuramente). Lati oscuri in una vita, vissuti consapevolmente. I vizi

e le virtù egli non li rinnega, sempre responsabile per se stesso, questo è il suo centro, centro di tutti i ruoli da lui vissuti nello scorrere del tempo. Da quest'uomo curioso e attento, attivo e riflessivo, carnale e cercatore spirituale tra i sentieri filosofici, Misteri e magia fuoriesce il buon imperatore.

Ma la vita è parabola, alla fine "accettazione di una sconfitta" e subentra quel non desiderare più nulla, "la malinconia del desiderio". Per l'imperatore questa discesa inizia all'unisono, nel corpo e nell'anima, in Giudea con la cruenta ribellione ebraica . Un malore e il rendersi conto che il fanatismo vince sempre sulla ragione e il buon senso, e la pace romana creduta duratura s'infrange. C'è poi una sofferenza fisica che lo porta sino alle soglie dell'eutanasia, ma si riappropria della dignità e della responsabilità nel suo ruolo e verso le amorevoli amicizie che lo circondano. Il suo motto ora è: Pazienza. E' paziente nel corpo e verso un sogno ridimensionato, la pace Romana finirà e a succedergli verrà il caos, ma crede che parzialmente ci sarà un ritorno , perché qualcosa del suo mondo resterà, nelle belle rovine, nelle statue e nei libri: quei " granai ..." da cui saltuariamente nel tempo alcuni uomini riusciranno a ritrovare quel " senso che noi abbiamo tentato d'infondere" alle parole Umanità, Felicità, Giustizia.

Adriano è un uomo che non si riconosce nella bontà propria del cristianesimo (questo non lo convince) e conseguentemente neanche nel peccato; egli è comunque fiducioso nell'umanità, e tra incertezze spirituali egli si muove in equilibrio tra stoicismo e epicureismo, confortato dal pensiero Eracliteo del cambiamento e del ritorno. Quest' uomo appassionato di verità non è uno sconfitto, egli si è accettato ed è solo, non perché abbia sofferto la solitudine; egli ha amato la vita ed è stato circondato d'amore sino alla fine , ma da solo ha fatto le sue scelte e ha accettato le sue responsabilità. Ora, anche se lascia il mondo con parole meste e poetiche, è con la grande forza dell'uomo che ci addita come se ne può varcare la soglia: "ad occhi aperti".

 
Il Centro per la famiglia “Casa Moro” è un'iniziativa realizzata
con il contributo della Regione del Veneto Assessorato alle Politiche sociali, Volontariato e Non profit
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